Fb Instant Articles e Google AMP: quale futuro per l’editoria?

Fb Instant Articles e Google AMP
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Ormai è ufficiale, stiamo vivendo una rivoluzione editoriale nella rivoluzione editoriale. Non solo l’inevitabile passaggio dalla carta al web ha portato con se nuove opportunità e imposto perentoriamente drastici adattamenti, pena la dipartita del prodotto editoriale, ma prosegue imperterrita e incessante la corsa all’ultima tecnologia in grado di rendere sempre più appetibile l’esperienza di lettura all’utente.

Viste le recenti impennate nei trend di crescita della fruizione di Internet sui device mobile – che ricordiamo essere soggetta a forti distrazioni e impazienza, soprattutto in mobilità – l’imminente necessità restava quella di migliorare e rendere più rapida e agevole la lettura delle pagine web su questi dispositivi.

Questa esigenza da diverso tempo è già stata in parte sopperita dall’ormai straconosciuta tecnologia del responsive design, che permette di adattare il layout della pagina web al dispositivo utilizzato ottimizzandone gli elementi grafici e testuali in modo da garantire all’utente la migliore user experience. Ne abbiamo parlato in un precedente articolo: Mobile User Experience: regole e best practice.

Ma se il responsive design risolve il problema della scarsa visibilità che generava il mero riproponimento su smartphone e tablet del layout desktop, non risolve però quello della lentezza di caricamento delle pagine web sul mobile.

A soccorrere gli utenti, ma anche gli editori, è arrivato in prima battuta Mark Zuckerberg presentando i Facebook Instant Articles – per ora appannaggio esclusivo di editori privilegiati e dal 12 aprile 2016 disponibile per noi tutti comuni mortali – seguito da Google che lancia il progetto AMP (Accelerated Mobile Pages) che in realtà altro non è che la sua versione di Instant Articles.

Cerchiamo di fare chiarezza su cosa sono e a cosa servono questi due recentissimi strumenti che, diciamolo, stanno facendo discutere il popolo della rete, cercando di tracciare le opportunità (o le criticità) che il loro ingresso prospetta.

Facebook Instant Articles

<<A new way for publishers to distribute stories on Facebook  […] Fast, responsive […] interactive and immersive>>. Così recita Facebook nel descrivere il nuovo prodotto pensato per valorizzare l’esperienza dell’utente nella fruizione di contenuti sul mobile.
Insomma, un modo tutto nuovo di pubblicare contenuti sulla piattaforma. La novità dei Facebook Instant Articles sta nel fatto che si potranno creare e pubblicare articoli direttamente all’interno di Facebook, evitando il reindirizzamento al sito esterno.
Gli articoli non solo garantiranno una veste grafica ottimale per il mobile, all’insegna del responsive design, effetti animati e  strumenti interattivi, ma assicureranno il caricamento istantaneo del contenuto.

Ma perchè Zuckerberg ha avuto questa pensata? A posteriori sembra una così ovvia conseguenza dello sviluppo delle tecnologie legate al mobile, ma in realtà è il geniale frutto di un’intuizione imprenditoriale. Osservando il comportamento degli utenti Zuckerberg aveva notato che questi dopo aver letto un articolo postato su Facebook, cioè dopo essere usciti dalla piattaforma per approdare nel sito dell’editore, sempre più spesso rientravano nel social media per commentare e condividerlo invece di farlo sul sito proprietario. Ma allora – ed è questa l’intuizione – perché far uscire e rientrare i lettori quando possiamo offrirgli l’intero pacchetto, con tanto di contenuto editoriale da leggere e pure in maniera più rapida?

Facebook Instant Articles sono visibili esclusivamente su dispositivi mobile e si riconoscono perché presentano una piccola icona a forma di fulmine in alto a destra del post.

Facebook Instant Articles

Come ho già anticipato, questa iniziativa è tuttora riservata a una cerchia ristretta di illustri editori, tra cui si annovarano il The New York Times, BBC News, Washington Post, National Geographic, Cosmopolitan, Mtv e per l’Italia La Stampa, Il Corriere della Sera, Fatto Quotidiano, Repubblica, Fanpage e molti altri. Per noi comuni mortali il servizio sarà disponibile a partire dal giorno 12 aprile 2016 per la gioia dei piccoli-medi editori e blog, me compresa! :).

Google AMP

Anche qui il principio è lo stesso, non a caso si sente parlare di Google AMP con l’appellativo “Instant Articles di Google“: si prende un articolo e se ne propone la visualizzazione in modalità istantanea direttamente da Google, senza cioè effettuare la migrazione al sito proprietario.

Il progetto Accelerated Mobile Pages (AMP) è un progetto open source che vede luce lo scorso ottobre raccogliendo in pochi mesi il sostegno e la collaborazione di numerosi partner editoriali, aziende leader nel settore tecnologico e dell’ADV online per poi essere lanciato il giorno 24 febbraio 2016 con le prime Accelerated Mobile Pages nei risultati di ricerca da mobile riconoscibili dalla presenza di una piccola icona a forma di fulmine accompagnata dall’acronimo AMP.

Il valore aggiunto di questo nuovo prodotto made in Google sta, come per gli Instant Articles di Facebook, nelle caratteristiche di design e caricamento che si presentano come totalmente ottimizzate per il mobile. Un design pulito e responsive accompagnato da un caricamento in media quattro volte più veloce delle pagine web tradizionali rendono Google AMP una tecnologia quanto mai oggi necessaria per i siti che pubblicano contenuti a carattere editoriale.

Il ruolo della SEO

Mi è stato chiesto se l’arrivo degli Instant Articles avrà un impatto sulla SEO. Personalmente credo che a livello di posizionamento su Google non produrrà particolari effetti. Differente è il discorso per l’algoritmo che governa la News Feed di Facebook.  Il ragionamento è abbastanza semplice e non ricade sull’ovvia quanto semplicistica considerazione che Facebook vuole che la gente resti all’interno di Facebook. Gli Instant Articles sono portatori di importanti miglioramenti nella mobile user experience, lungo questa prospettiva, maggiore è la user experience maggiore sarà la soddisfazione degli utenti e maggiore sarà la soddisfazione degli utenti e più tempo verrà speso all’interno della piattaforma. Tutto questo porta a pensare che Facebook darà priorità agli Instant Articles rispetto ai contenuti che linkano a siti esterni, ma questa resta una supposizione non confermata.

L’ingresso di Google AMP, invece, ha prodotto indiscutibilmente effetti sulla SEO, anzi, a voler essere precisi sulla Mobile SEO. Infatti, le pagine web che hanno implementato correttamente AMP compaiono su mobile – ripeto…solo su Mobile! – in prima pagina all’interno di un carosello di risultati oppure all’interno di un box contenente tre serp. Naturalmente non parliamo di tutte le pagine AMP e naturalmente dipende dalla query.

Intessantissimo l’esempio fatto da Davide “Tagliaerbe” Pozzi, guru SEO e fondatore di TagliaBlog, nel suo articolo “Con AMP ti posizioni meglio su Google?” che prendo in prestito per mettere in luce la portata del cambiamento.
Vediamo cosa succede se si scrive la parola “Iphone” nella barra di ricerca di Google su desktop e poi su mobile…

Google AMP

Stessa query, risultato visibilmente diverso!

La gestione della pubblicità

La gestione dei ricavi pubblicitari è un altro aspetto molto importante. Da una parte c’è Google che li attribuisce nella loro interezza agli editori, dall’altra c’è Facebook che, invece, prospetta due possibili strade: inserire negli Instant Articles le inserzioni di spazi venduti autonomamente trattenendo l’intera somma dei ricavi oppure monetizzare gli spazi invenduti affidandosi a Facebook Audience Network e cedendo a Facebook il 30% dei ricavi. Nel primo caso Zuckerberg lascia massima libertà nella scelta dello strumento di gestione della pubblicità ma serra l’accesso ai propri dati di profilazione degli utenti. Nel secondo caso, invece, l’inserzione verrà gestita sulla base dei dati di targhettizzazione del social media.

Quale futuro per l’editoria?

Tre semplici parole: impatto, mobilità, velocità.
Andiamo tutti di corsa in preda alla frenesia del multitasking. Sono finiti i tempi in cui ci si sedeva al bar, tranquilli, a leggere il giornale del giorno di fronte a una fumante tazza di caffè. Oggi i fatti di cronaca, le notizie politiche, lo sport, si leggono in piedi alla fermata dell’autobus, nella pausa sigaretta a lavoro, nei vagoni della metropolitana, nei momenti morti in ufficio.
Le persone si fidano delle persone. I media tradizionali perdono la loro aurea di veridicità e autorevolezza per passare il testimone ai social media, dove il flusso di notizie ha un volto umano. Twitter ha dato il via all’era del giornalismo partecipativo, Facebook oggi rilancia il suo ruolo di mastodontico contenitore editoriale.
Molti si chiedono che fine faranno le testate online, i vari blog e corporate blog. Siamo forse di fronte all’inizio della loro fine? Personalmente non credo, almeno per l’immediato futuro. Sicuramente si assisterà a un’ulteriore proliferazione di strumenti digitali da impiegare e a un progressivo calo di traffico sui siti. La vera necessità è la presenza di risorse umane che siano in grado di stare costantemente sul pezzo, proattive nel cavalcare l’onda del momento. E’ finito il tempo delle domande. Se ti stai chiedendo se è giusto o meno implementare Facebook Instant Articles e Google AMP sei già rimasto indietro.


Spero davvero che questo articolo ti sia stato utile e non dimenticarti di lasciarmi un feedback e/o di condividerlo 😉

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Scrivo, disegno e condivido sul web. Laurea in Marketing e comunicazione, un po' grafica per passione e curiosa di ogni tipo di tecnologia web.

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